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Parlare egli infiniti gusti sessuali degli esseri umani significa occuparsi di fetish, BDSM, parafilie e sesso kinky. Oggi, questo argomento è molto meno scandaloso rispetto a qualche decennio fa, ma rimane ancora un territorio pieno di pregiudizi, mezze informazioni e imbarazzi. Eppure, se ci pensiamo bene, la sessualità umana è sempre stata varia, creativa e profondamente personale. Non esiste un unico modo “giusto” di vivere il desiderio, così come non esiste un unico modo di innamorarsi o di provare piacere. Esiste però una condizione fondamentale che fa da bussola: il consenso. Tutto ciò che avviene tra adulti consenzienti, nel rispetto reciproco, rientra nella grande e legittima varietà dell’esperienza umana.

Quando si parla di fetish, spesso si pensa a qualcosa di strano o estremo. In realtà il fetish è semplicemente l’interesse erotico focalizzato su un oggetto, una parte del corpo o una situazione specifica. Può trattarsi di scarpe, lattice, uniformi, piedi, oppure di dinamiche particolari che accendono l’immaginazione. Non c’è nulla di patologico in sé. Diventa un problema solo se crea disagio significativo alla persona o se viene imposto a qualcuno che non lo desidera. Per il resto, è una delle tante sfumature del desiderio.

Il BDSM è probabilmente uno degli ambiti più fraintesi. L’acronimo racchiude pratiche e dinamiche legate a bondage, disciplina, dominazione, sottomissione, sadismo e masochismo. Letto così può sembrare qualcosa di violento o pericoloso, ma chi vive queste esperienze in modo consapevole sa che il cuore di tutto è la comunicazione. Nel BDSM si parla molto, prima e dopo. Si stabiliscono limiti, si definiscono parole di sicurezza, si chiariscono aspettative e confini. È un gioco di ruoli e di potere che funziona solo se entrambe le parti lo vogliono davvero. Paradossalmente, in molti contesti BDSM il livello di attenzione al consenso è ancora più esplicito e strutturato rispetto a molte relazioni considerate “tradizionali”.

Le parafilie, termine più tecnico e spesso carico di connotazioni cliniche, indicano interessi sessuali atipici. Anche qui è importante fare una distinzione. Non tutto ciò che è atipico è problematico. La psicologia contemporanea tende a considerare una parafilia come disturbo solo quando comporta sofferenza per chi la vive o danno per altri. Se invece si tratta di una preferenza condivisa tra adulti consenzienti, non c’è nulla da “curare”. La varietà dei desideri è ampia, e cercare di ridurla a uno standard rigido spesso genera solo vergogna inutile.

Il sesso kinky, termine ombrello che comprende pratiche non convenzionali, è spesso visto come qualcosa di trasgressivo per definizione. Ma la trasgressione è sempre relativa. Ciò che per qualcuno è audace, per un altro è normalità. Molte coppie scoprono nel tempo che introdurre elementi nuovi, ruoli diversi o fantasie condivise può ravvivare l’intimità e rafforzare la complicità. L’importante è che tutto avvenga in un clima di fiducia e rispetto. Non si tratta di spingersi oltre per forza, ma di esplorare se e quanto lo si desidera davvero.

Uno degli ostacoli principali alla normalizzazione di questi gusti è la cultura della vergogna. Cresciamo spesso con l’idea che il sesso debba seguire un copione preciso, e che tutto ciò che esce da quel copione sia sospetto. Questo porta molte persone a vivere i propri desideri in segreto, con senso di colpa o paura di essere giudicate. In realtà, quando si crea uno spazio sicuro di dialogo, ci si accorge che le fantasie considerate “strane” sono molto più diffuse di quanto si pensi. Parlarsi con onestà può essere liberatorio.

Naturalmente esistono limiti chiari e non negoziabili. Non è mai accettabile coinvolgere persone che non hanno dato un consenso libero e informato. Non è accettabile in nessun modo coinvolgere minorenni o animali. Non è accettabile forzare, manipolare o approfittare di qualcuno. La linea di demarcazione è netta: il rispetto dell’altro viene prima di qualsiasi fantasia. Proprio perché si vuole normalizzare la varietà dei gusti, è fondamentale ribadire che la libertà sessuale di una persona finisce dove inizia quella dell’altra.

Un altro aspetto importante è la consapevolezza di sé. Non tutto deve essere sperimentato solo perché esiste. Ognuno ha il diritto di capire cosa gli piace e cosa no, senza pressioni esterne. A volte si scopre che una fantasia funziona meglio nell’immaginazione che nella realtà, e va benissimo così. Altre volte si trova un terreno comune con il partner che diventa una fonte di grande intimità. Non esiste un percorso obbligato.

Internet ha avuto un ruolo enorme nel rendere visibili comunità e pratiche prima nascoste. Questo ha aiutato molte persone a sentirsi meno sole e a trovare informazioni più accurate. Allo stesso tempo, è importante distinguere tra rappresentazione e realtà. Alcuni contenuti online possono essere spettacolarizzati o poco realistici. La vita reale è fatta di comunicazione, gradualità, ascolto e attenzione ai segnali dell’altro.

Normalizzare fetish, BDSM e sesso kinky non significa dire che tutto deve piacere a tutti. Significa riconoscere che la diversità dei desideri è parte dell’esperienza umana. Significa smettere di etichettare come “strano” ciò che semplicemente non ci appartiene. Significa soprattutto mettere al centro il consenso, la responsabilità e la cura reciproca.

In fondo, la sessualità è uno spazio di espressione personale e relazionale. Può essere tenera, giocosa, intensa, creativa. Può includere dinamiche di potere messe in scena, oggetti particolari o rituali condivisi. Finché c’è rispetto, comunicazione e volontà comune, non c’è nulla di cui vergognarsi. Parlare apertamente di questi temi, con un linguaggio semplice e senza sensazionalismi, è uno dei modi migliori per costruire una cultura sessuale più matura, inclusiva e consapevole.